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ARMI MEDIEVALI DAL LAGO DI BOLSENA

Archeologia subacquea elmo medievale

 

Un evento bellico del tardo medioevo nelle acque del lago di Bolsena
Tra giugno e settembre del 1419 nello specchio d’acqua presso l’isola Martana si svolsero degli eventi storici che coinvolsero alcuni degli armati dei due capitani. Era giugno quando Muzio, recando le insegne della Regina Giovanna II di Napoli e del Papa Martino V, muoveva verso il Lazio settentrionale contro i nemici del Pontefice: Braccio da Montone e Tartaglia.
Muzio tentò di non far ricongiungere le forze dei due rivali ma, quando si accorse di non riuscire nell’impresa, decise di ripiegare verso Viterbo. Braccio intanto seguiva l’avversario da vicino aspettando l’occasione giusta per attaccarlo. L’occasione si presentò quando una mossa avventata di Nicolò Orsini e Petrino da Siena scompaginarono le fila dello Sforza. Lo scontro fu violento, le truppe di Muzio furono costrette ad una rovinosa ritirata nella quale vennero fatti prigionieri moltissimi dei suoi capitani e soldati. Lo Sforza riuscì comunque a rifugiarsi a Viterbo dove poté riorganizzare le forze e respingere i nemici. I nemici catturati vennero imprigionati da Braccio  sull’isola Martana nel lago di Bolsena. Ad agosto vi fu un nuovo scontro ma questa volta è  Muzio ad avere la meglio facendo prigionieri cento uomini d’arme. Vista la cospicua preda, lo Sforza propone a Braccio uno scambio ma quest’ultimo  rifiutò la proposta. Elmo medievaleA questo punto lo Sforza decise di liberare i prigionieri sull’isola Martana con uno stratagemma. Fatte costruire tre imbarcazioni inviò nottetempo un piccolo contingente di armati che procedette a liberare a più riprese molti degli uomini imprigionati sull’isola. Alla fine l’impresa fu interrotta dal sopraggiungere di rinforzi nemici e i restanti prigionieri vennero liberati soltanto in settembre quando Tartaglia abbandonò Braccio per passare dalla parte del Papa e quindi con lo Sforza.
Non è da escludere quindi che l’elmo rinvenuto proprio in quel tratto di acque sia da attribuire ad uno degli armati dei due condottieri che si scontrarono nell’agosto del 1419.
La celata e le asce dell’isola Martana sono giunte fino a noi perché cadendo in acqua si archeologia subacquea Elmoadagiarono sul fondo ad una profondità di circa 9 m e quindi fu impossibile recuperarli. Inoltre il sedimento del fondale, avendo creato intorno ai reperti un ambiente a bassissimo contenuto di ossigeno, è riuscito a proteggerli dall’ossidazione. “La straordinaria importanza del rinvenimento” - afferma il dott. Domingo Dettori archeologo subacqueo responsabile scientifico del Centro Ricerche della S.S.B. , non  è data soltanto dal valore dei pezzi in se ma soprattutto dal fatto marta che possono essere associati ad un evento storico che coinvolse quelli che furono i due più grandi condottieri Italiani del XV secolo: Muzio Attendolo Sforza e Braccio da Montone. Occorre ricordare che la maggioranza delle armi e armature medievali giunte fino a noi si conservano in gran parte all’interno di importanti collezioni appartenuti a personaggi di alto rango e di grande rilievo storico e non rappresentano l’armamento generalmente usato nei combattimenti. Le armi di Bolsena sono invece rappresentative dei manufatti di tipo comune, quelli cioè dei combattenti più semplici che come si è visto, non solo presero parte accanto ai grandi del tempo alle battaglie che segnarono alcune delle più importanti tappe della nostra storia,  ma ne furono i veri protagonisti.

 

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