ARCHIVIO FIORAVANTI
ONLINE

Armi medievali dal lago Armi medievali dal lago Il relitto di Punta Zingara Il relitto di Punta Zingara

IN PUBBLICAZIONE
Il Gran CarroLe piroghe del lago di BolsenaArcheologia subacquea

Centro Ricerche Associazione Scuola Sub del Lago di Bolsena TRACCE DAL PASSATO

IL RELITTO DI PUNTA ZINGARA

 

 

ANALISI E CARATTERISTICHE DEL FONDALE NEI PRESSI DEL RELITTO DI PUNTA ZINGARA (ISOLA BISENTINA)

Archeologia subacqueaIn quel tratto la costa è costituita da un banco travertinoso: questo tipo di roccia, di colore bruno scuro, presenta una superficie molto porosa tanto da poterla paragonare a quella di una spugna, ma dura e tagliente come le lame di un rasoio. Nella sua parte più superficiale il fondale è ricoperto da un considerevole spessore di circa 150 – 170 cm di alghe di tipo “Caracee”, declina poi dolcemente fino a 9 metri dove inizia il “cejo” o ciglio, cioè il limite in cui l’acqua comincia a diventare profonda in modo veloce. E’ da questo punto che inizia una parete quasi verticale che raggiunge i 12 -13 metri di profondità. A questa quota, si trova un piccolo pianoro di circa 6 metri interrotto da un grande ammasso roccioso, quasi una piccola secca, che risale in verticale fino a 9 metri e ridiscende velocemente a Nord-Ovest fino a 14 metri. Oltre questa profondità inizia un declino che porta verso gli alti fondali del lago. Lago di Bolsena

 

IL RELITTO DEI LATERIZI DI PUNTA ZINGARA

Il relitto di Punta Zingara conosciuto anche come relitto delle tegole, venne rinvenuto il 22 aprile del 1990 da: Paolo Monachello, Enrico Minciotti, Enzo Piergiovanni e Fabrizio Salmistraro, tutti appartenenti al C.R.L. e dalla sua scoperta non fu più oggetto di indagini. Si tratta di una imbarcazione che trasportava un carico di tegole, coppi e conci, ma della quale si ignorava l’estensione. Nel 2006 lo staff del Centro Ricerche della S.S.B. decise di rivolgere la sua attenzione proprio su quel relitto. La sua individuazione, dopo 16 anni di abbandono, ha richiesto giorni e giorni di prospezioni, perché soltanto qualche tegola ormai sporgeva da una folta vegetazione. Soltanto dopo giorni di duro lavoro in acqua, in condizioni particolarmente difficili dovute dalla scarsissima visibilità e alla temperatura dell’acqua che limitava i tempi di permanenza sul fondo, si è potuto stabilire con esattezza l’estensione massima del sito. Un attento studio del luogo, una prima e provvisoria delimitazione del relitto e una sua precisa collocazione cartografica si è resa necessaria per programmare in modo ottimale le successive campagne di indagine. Nel luglio del 2007 inizia la seconda campagna di lavori di ricerca sistematica sui resti del naufragio.
In particolare è stato messo in luce tutto il relitto togliendo le poche alghe ancora rimaste dalla campagna precedente. La realizzazione di una prima accurata documentazione fotografica e di una maglia di riferimento provvisoria hanno dato il via alla successiva fase di pulizia, per mezzo di una sorbona ad aria, dello strato di fango che copriva la parte superficiale del carico di laterizi. L’intera area occupata dal relitto è stata poi coperta con una maglia di riferimento in PVC, costituita da quadrati di m 2 x 2 di lato. Delimitato il cantiere, in modo definitivo e ripulito dal fango, si è provveduto all’esecuzione di un preciso rilievo fotogrammetrico del carico. Il relitto attualmente occupa un’area di circa 60 mq e giace alla profondità di 13 m, all’interno di un canale formatosi tra la linea di costa nord-ovest dell’isola Bisentina e uno spuntone di roccia sommersa che costituisce una piccola secca. In un primo momento l’imbarcazione si è adagiata a 12 - 13 metri, con il tempo il deterioramento dello scafo ha determinato uno scivolamento di una parte del carico verso la parte più profonda del declivio (14 – 15 m) in un punto privo di banco roccioso. Oggi il carico di laterizi si presenta piuttosto scomposto. L’analisi della disposizione delle tegole e dei coppi ha però indotto a ritenere che tale disordine sia dovuto all’attività dei clandestini e agli ancoraggi delle barche da diporto, piuttosto che ad una naturale disposizione del carico verificatasi a seguito del suo affondamento.

 

1 2 3 4 5 6 7

Newsletter

Resta sempre aggiornato

Iscriviti alla Newsletter

 

 

Associazione S.S.B.


    Face book Rss


  • Pensieri
    Sappiamo bene che cio' che facciamo
    non e' altro che una goccia
    nell'oceano ...
    Ma se questa goccia non ci fosse
    all'oceano mancherebbe ...


  • La difficoltà attira l'uomo di carattere, perché affrontandola si realizza.