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IL RELITTO DI PUNTA ZINGARA

Archeologia subacquea

Questa ipotesi ha trovato poi conferma nella successiva indagine di archivio, confrontando vecchie fotografie e filmati girati al momento della scoperta. Complessivamente, dunque, l’indagine del 2007 ha permesso di evidenziare e documentare buona parte dei resti del carico di un relitto che ora si può indicare come pertinente ad una piccola imbarcazione da trasporto, della quale è stata messa in evidenza anche la dinamica di affondamento. Nel corso della campagna di ricerche del 2008 è stata eseguita una più puntuale documentazione fotografica e grafica dell’area del relitto (planimetria e sezioni del carico), quindi si è proceduto al recupero di una parte del carico di tegole e coppi e di altri reperti presenti all’interno dei tre quadrati della maglia (quadrati 5-7 C).
Ad oggi, nei settori indagati, si è accertata la presenza di un fondale roccioso sotto pochi centimetri di sedimento che ha impedito la conservazione di parti lignee appartenenti allo scafo dell’imbarcazione. Questo però non smuove il nostro ottimismo, siamo infatti quasi certi che in alcuni punti dove lo spessore di limo sembra essere più consistente possano trovarsi ben conservati parti dello scafo. Nel 1998 su una pubblicazione del Dott. Pietro Tamburini compare una prima datazione di queste tegole e coppi che vengono paragonati, per impasto e tipologia, ad altri meglio conservati e recuperati nel 1967 presso la Punta del Gran Carro. Tamburini li colloca nel periodo arcaico, trovando confronti tra i fittili architettonici dell’abitato di Acquarossa: la tegola è ascrivibile al Tipo II ed il coppo al Tipo IIIb della classificazione di Ö. Wikander (Wikander 1986, p. 61, fig. 42, 47), (Pietro Tamburini - Un Museo e il suo Territorio, Il Museo Territoriale del Lago di Bolsena Vol.I, 1998 pp.89, 113, fig. 161). Dalla nostra indagine non è emerso un qualsiasi elemento datante non ci sentiamo quindi, allo stato attuale delle ricerche, di offrire una datazione certa del relitto basandoci solo sugli aspetti morfologici dei laterizi. Tegole e coppi con quella forma sono in uso, nell’area oggetto di studio, dall’età etrusca sino a tutta l’età romana e anche oltre. In questo momento ci possiamo solo auspicare che con un eventuale proseguo delle ricerche si possa finalmente definire il dubbio cronologico che tutt’ora permane.

 

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