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IL RELITTO DI PUNTA ZINGARA

 

L’ORGANIZZAZIONE DEL CANTIERE: METODI, STRUMENTI E SISTEMI, LE SCELTE OPERATIVE

Archeologia subacqueaL’allestimento del cantiere è una delle fasi fondamentali in ogni operazione ben pianificata, soprattutto in ambiente subacqueo. La corretta organizzazione e l’accurato allestimento del cantiere sono i presupposti base per un corretto e più facile svolgimento dei lavori, premesse queste, essenziali per la buona riuscita di un intervento. Non dimentichiamo che in acqua ogni intervento, anche il più semplice come quello di stendere una fettuccia, può trasformarsi in un’operazione molto complessa. La logistica diventa essenziale, il semplice respirare, a cui sulla terraferma non si pensa neanche, in acqua va calcolato in quantità d’aria, quindi bombole e tempi necessari per la ricarica. Un’ottima programmazione si traduce quindi in un risparmio di tempo, energie e non ultimo di costi. La campagna del 2006 è stata fondamentale per l’acquisizione preliminare di questi dati: lo studio della morfologia del sito, della sua estensione, delle correnti, dei venti e della visibilità, sono stati analizzati con cura prima di procedere ad una corretta organizzazione e pianificazione del cantiere. L’insieme dei dati acquisiti e del lavoro programmato ci hanno subito portato ad affrontare i primi problemi: i campi base e i mezzi di appoggio. Uno scavo nelle immediate vicinanze della riva, infatti, permette il posizionamento di attrezzature e supporti logistici direttamente sulla terraferma, semplificando notevolmente i problemi di impianto ed organizzazione del cantiere.

Assai più complicato è il caso di uno scavo da effettuarsi lontano dalla riva, che necessita l’allestimento e l’organizzazione coordinata e contemporanea di più cantieri, in acqua e a terra, per lo svolgimento delle operazioni e per l’acquisizione e gestione giornaliera dei dati scientifici e dei materiali archeologici.

Il relitto si trova al largo dell’isola Bisentina e precisamente a circa 250 m da Punta Zingara, 2,67 Km dalla “Baia” una delle località più vicine alla costa, situata nel Comune di Capodimonte, 9,256 Km dal porto di Bolsena, punto in cui abbiamo in ormeggio le imbarcazioni. Muovere mezzi e persone per raggiungere il punto d’intervento ottimizzando tempi e costi ci ha visti obbligati nella campagna del 2007 al montaggio di due campi base sulla terraferma, uno nei pressi della “Baia” dove è stata montata una tenda per contenere le attrezzature e uno sull’isola Bisentina dove poter pianificare il lavoro e riposarsi dopo l’immersione. Questa scelta è stata obbligata dalle imbarcazioni in nostro possesso, perché dotate di limitata potenza motore, non ci consentivano lunghe traversate. Nel 2008 e nel 2009, l’utilizzo di imbarcazioni più grandi ed efficienti ci ha permesso di eliminare il campo base posto alla “Baia”. Questo ha comportato subito un maggior risparmio di tempo e di carburante. Trovandoci a circa 250 m dalla costa si è reso necessario impiantare anche un cantiere o base appoggio di superficie composto da due o tre imbarcazioni, in funzione del tipo di lavoro che si andava svolgendo. A volte è stata utilizzata anche una chiatta di grandi dimensioni, per gentile concessione della Principessa Maria Angelica Del Drago, soprattutto nei lavori di sorbonatura e di recupero, mentre un’imbarcazione più piccola faceva da collegamento rapido con il campo base posto a terra. La cosa fondamentale è stata quella di individuare e costruire degli ormeggi fissi e riutilizzabili anche per il futuro, scegliendo per l’ancoraggio sia uno scoglio naturale, rinforzato con picchetti e catena, sia creando un ormeggio artificiale costituito da pesanti corpi morti fermati sul fondo da picchetti in ferro. Per ultimo, in ordine di tempo, è stato realizzato il cantiere subacqueo. Sul fondale, oggetto di indagine, è stata individuata un’area abbastanza ampia per riporre tutti gli oggetti, gli attrezzi, le cime, i picchetti e ogni genere di materiale utile allo svolgimento dei lavori. La fortuna ci è venuta in aiuto fornendoci un banco roccioso piatto e molto amplio, così da non sollevare sospensione ogni qualvolta dovevamo prendere o posare qualcosa, permettendoci di individuare facilmente il materiale. Questa parte di banco era collegato alla superficie da una cima di discesa/risalita e al relitto per mezzo di una sagola e di picchetti.

 

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