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IL RELITTO DI PUNTA ZINGARA

 

IL RILIEVO

Archeologia subacquea

Il rilievo dei manufatti o dell’intera area di scavo è molto importante per acquisire informazioni relative alle tecniche, alle fasi costruttive, ai restauri, alla morfologia del terreno, ecc; il prodotto finale è costituito da un disegno che risponde alle leggi della geometria descrittiva e/o analitica realizzato in una scala adeguata all’uso che se ne vuole fare: quanto più si intende scendere nel dettaglio, tanto più si sceglierà un rapporto a piccolo denominatore. La documentazione grafica di un bene archeologico sommerso, sia esso un relitto o un sito monumentale, è costituita dal rilievo planimetrico corredato da sezioni o da prospetti e dal disegno nel dettaglio di particolari utili alla ricostruzione di elementi di singolare interesse o di singoli manufatti. Esistono numerosi metodi, da quelli che utilizzano strumenti semplici a quelli che prevedono l’uso di strumentazioni più sofisticate.

Per il rilevamento delle sezioni sul carico del relitto di Punta Zingara si è utilizzato il principio del rilievo per assi cartesiani. Le sezioni sono tagli o spaccati attraverso la stratificazione che consentono di apprezzare la dimensione verticale dell’insediamento così come è venuto accumulandosi nel corso del tempo. Definiti i due punti per l’allineamento della sezione si fissano due picchetti collegati con un cordino perfettamente in bolla. Una rotella metrica permette di leggere le misure orizzontali e procedendo da un’estremità verso l’altra si sono misurate le distanze in verticale al fine di ottenere la sequenza degli strati del deposito. Sul relitto di Punta Zingara sono state eseguite cinque sezioni stratigrafiche denominate A-A̕; B-B΄; C-C΄; D-D΄; E-E΄. Le sezioni A-A̕, C-C΄sono orientate da Nord a Sud, mentre le sezioni B-B΄, D-D΄, E-E΄ sono orientate da Est ad Ovest. La scala metrica scelta per realizzare le sezioni è stata di 1:20. Per la pianta generale del sito si sono utilizzati gli scatti del fotomosaico per riportare graficamente il disegno dei materiali e la disposizione del carico.

L’utilizzo di un software CAD, (Computer Aided Design), ci ha permesso di produrre disegni di tipo vettoriale, ovvero le entità grafiche sono definite come oggetti matematico/geometrici: questo permette, diversamente da quanto succede nei documenti grafici di tipo bitmap, di scalarle ed ingrandirle quasi indefinitamente senza la perdita di qualità. Dopo questa fase iniziale, il rilievo è stato stampato su poliestere per essere poi lucidato ed ombreggiato manualmente. Si è scelto di realizzare in questo modo il rilievo dell’intera area occupata dal relitto perché le condizioni termiche e di visibilità sott’acqua avrebbero prodotto sicuramente risultati meno precisi, influendo inoltre sulla durata delle operazioni che avrebbero comportato un considerevole ritardo nella successiva fase di recupero del carico con conseguente ed inevitabile aumento dei costi. Anche la pianta è stata realizzata in scala 1:20, come le sezioni stratigrafiche.

 

IL RECUPERO

A completamento delle operazioni eseguite, non poteva mancare il recupero di una piccola porzione del carico da esporre presso il Museo della Navigazione nelle Acque interne di Capodimonte. Nella campagna del 2008 abbiamo individuato ciò che poteva essere recuperato senza stravolgere la fisionomia, l’aspetto ed il fascino dei resti che sarebbero rimasti. Si sono individuati all’interno dei quadrati C2, C6 e C7 dei materiali che si potevano definire quasi “fuori contesto”, nel senso che si notava benissimo che questi materiali non erano più nella loro posizione originale, ma erano stati manomessi. Il loro recupero pertanto non avrebbe quindi alterato  l’originalità del relitto. Non è mai stata infatti nostra intenzione procedere ad un recupero di massa dei reperti, ma soltanto di alcuni elementi che ci avrebbero aiutato nei nostri studi. Il nostro sogno è sempre stato quello di rendere il relitto visitabile nella sua originaria posizione, cioè sott’acqua, il sogno si avvera con la campagna del 2009.


Per recuperare i reperti individuati abbiamo utilizzato un pallone di sollevamento da 200 Kg che, fissato su una grande cesta in metallo appositamente costruita, ci ha permesso di far giungere il materiale in superficie senza problemi di danneggiamento. Nell’operazione svolta molta importanza è stata data dalla quantità di materiale riposta nella cesta, un peso troppo elevato ci avrebbe dato problemi di gestione una volta in superficie. Due operatori si sono poi preoccupati di far giungere il materiale in superficie perfettamente integro.

Il problema principale era rappresentato dall’aria contenuta nel pallone. Durante la risalita l’aria, per effetto della diminuzione di pressione, si sarebbe espansa all’interno del pallone facendogli acquistare una velocità via via crescente compromettendo l’integrità del carico. Il problema è stato risolto con il montaggio di una valvola di scarico sulla sommità del pallone che ha permesso ai sub di scaricare l’aria in eccesso durante tutta la risalita. Una volta in superficie la cesta veniva agganciata al cavo di acciaio di un verricello su braccio mobile posizionato su una chiatta.

Issato a bordo, il materiale è stato avvolto con tessuto non tessuto imbevuto d’acqua per impedire un’essiccazione troppo rapida e successivamente messo in casse è stato poi trasportato presso i magazzini della S.B.A.E.M. per un pronto intervento di restauro.

 

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