Centro Ricerche Associazione Scuola Sub del Lago di Bolsena

Una nave racconta il suo passatoIl relitto venne infatti dissepolto mediante una prima campagna di scavo condotta nell’estate del 1981 dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna, cui seguirono altri interventi. Lo scafo, di notevoli dimensioni (metri 21 x 5), si mostrava mancante della prua (danneggiata dalla benna) e di parte della fiancata orientale, aperta e fortemente divaricata. Ma l’emozione più grande era data dalla presenza in loco dell’intero suo carico, il più completo finora ritrovato in Italia e ben conservato grazie all’ambiente anaerobico che lo aveva protetto. Si trattava di una scoperta sensazionale, di elevato spessore scientifico e documentario, che consentiva tra l’altro di datare la nave all’epoca augustea, verso la fine del I secolo a.C. Oltre ad uno spesso strato di ghiaia posta a mo’ di zavorra e alla grande ancora, andavano riapparendo i materiali destinati al commercio, tra cui trentadue tronchi di legno di bosso, centodue lingotti di piombo del peso complessivo di tre tonnellate, capaci anfore vinarie e olearie, ceramiche comuni e raffinate. Non solo, ma come uno scrigno aperto l’imbarcazione restituiva gli oggetti usati a bordo, riferibili sia al governo della nave che alla vita dell’equipaggio. Non meno interessante inoltre si presentava il tipo stesso dell’imbarcazione “a guscio portante”, fornita in origine di un unico albero a vela quadrata, e costituita da tavole di olmo e quercia cucite tra loro con corde di fibra vegetale nella parte inferiore e assemblate ad incastro nella parte superiore. Ovviamente, accanto alle operazioni di recupero s’imponeva l’esigenza del restauro, della conservazione e della pubblica fruizione di un complesso di beni tanto rari e peculiari. La mostra “Fortuna Maris” allestita nel 1990 dalla Soprintendenza a Comacchio ne rappresentava una prima tappa, in attesa dell’attuazione di un apposito museo. Il progetto è ora realtà grazie all’impegno di enti istituzioni pubbliche, specie del Comune di Comacchio. Dal marzo scorso ha infatti aperto i battenti il Museo della nave romana, prima sezione del “Museo delle culture umane del delta del Po”. Si è connotato subito come polo di notevole interesse culturale e specie durante i mesi estivi non mancherà di richiamare numerosissimi visitatori. E per più ragioni. E’ infatti situato nel nodo urbanistico più tipico e pittoresco di Comacchio, in prossimità del quadrivio di canali sul quale s’innesta il ponte degli Sbirri, accanto alla pescheria e alle antiche carceri, a pochi passi dal famoso seicentesco Trepponti. Allestito con i più aggiornati criteri espositivi e didattici, il museo trova spazio all’interno del vecchio complesso industriale annesso all’elegante Palazzo Bellini, nonché in parte delle antiche carceri mandamentali. In un adiacente padiglionelaboratorio è ricoverato lo scafo, attualmente ancora in restauro e non visibile, in quanto contenuto entro un guscio in vetroresina che ne assicura le necessarie operazioni di consolidamento.

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    Sappiamo bene che cio' che facciamo
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